FONDO PARRI

FONDO PARRI

Manifesti


Il Fondo Parri comprende 247 manifesti relativi a Bologna e alla sua provincia, riguardanti ambiti amministrativi, istituzionali, celebrativi e politici. I materiali testimoniano diverse forme di comunicazione pubblica e di partecipazione civile nel contesto locale.

Il fondo, oggi conservato presso l’Istituto Storico Parri-Bologna Metropolitana, è costituito da manifesti prodotti da enti pubblici, organizzazioni politiche e soggetti istituzionali, raccolti nel tempo e confluiti nell’archivio come testimonianza della vita politica e sociale del territorio.

La documentazione, articolata in un unico nucleo, copre un ampio arco cronologico dal 1921 al 2006 e restituisce l’evoluzione dei linguaggi, dei temi e delle pratiche comunicative nello spazio pubblico nel corso del Novecento e dei primi anni Duemila.



FONDO ELIO CARLETTI

FONDO ELIO CARLETTI

Manifesti


Il Fondo Elio Carletti comprende 38 manifesti, per la gran parte realizzati a Bologna nel 1969. Una produzione che documenta l’attività di Carletti: studente di Giurisprudenza, militante del movimento studentesco e poi di Potere Operaio e che offre uno spaccato delle mobilitazioni e dell’immaginario politico giovanile in quella fase storica.

I manifesti, per lo più prodotti da collettivi di studenti ed operai come il “Centro stampa del movimento studentesco” o da gruppi della sinistra radicale (Lotta Continua, Potere Operaio), sono ispirati a una grafica essenziale, come già visto in moltissima parte dei manifesti del Maggio ‘68 francese. Slogan e immagini semplici – pugni chiusi, edifici incrinati, figure stilizzate – esprimono una visione di lotta di classe radicale, ben connotata nella netta separazione fra oppressi e oppressori. Le tematiche trattate spaziano dalle lotte studentesche e operaie in Italia (“La scuola dei padroni”, “40 ore pagate 48”), alla politica internazionale (Vietnam, Palestina, anti-imperialismo e opposizione agli Stati Uniti di Nixon), fino alla scala locale cittadina (“Bologna città antifascista”).

La collezione, donata da Maria Malatesta nel 2020, è stata interamente digitalizzata e rappresenta un documento storico e visivo del clima politico e sociale di quella caldissima stagione.